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  29/11/2005
Budda
Articolo di Michele Medda.

Osamu Tezuka, scomparso nel 1989 a 81 anni, era noto in Giappone come "Manga no Kamisama", il dio del fumetto.
La sua fama e la sua influenza sulla narrativa a strisce giapponese possono essere paragonate solo a quelle di Walt Disney in occidente.

È un peccato che da noi Tezuka sia conosciuto solo "di riflesso", e più per i cartoni animati (Kimba il Leone Bianco, la Principessa Sapphire, la Bibbia co-prodotta con la RAI) che per le sue storie a fumetti.
Da qualche tempo, però, la Hazard Edizioni ha cominciato a pubblicare regolarmente quello che forse è il capolavoro assoluto di Tezuka, Budda.
Una vera e propria saga di lunghezza fluviale, che si snoda su ben 14 volumi di circa 200 pagine l'uno. Undici anni di lavoro, dal 1972 al 1983, per un'opera probabilmente senza uguali, sia in patria che in occidente.
Impossibile, ovviamente, riassumere Budda e dare un'idea della trama, che ha -e non potrebbe essere altrimenti- il respiro del grande romanzo.

Diciamo semplicemente che il racconto si svolge nell'India di 3500 anni fa, divisa in città stato costituite secondo un sistema di caste: un sistema che vedeva i Bramini al potere e i Paria in fondo alla scala sociale, sul gradino più basso. 
È qui che nasce, nel VI secolo avanti Cristo a Kapilavastu il principe Siddharta Gautama, il futuro Budda.

Ma la saga di Tezuka prende le mosse molto prima della nascita di Siddharta. Il racconto comincia con il viaggio del bramino Naradatta, che per ordine del principe Ashita va alla ricerca di un bambino che un giorno diventerà un dio.
Naradatta incontra dapprima un bambino di nome Tatta, un paria che comunica con gli animali, e poi il suo amico Chapra, appartenente alla casta Sudra.
In cerca di riscatto sociale, Chapra viene adottato dal generale Budai e diventa un soldato, la sua strada si divide da quella di Tatta, ma ovviamente i due sono destinati a incontrarsi di nuovo per affrontare un drammatico destino.

Questo non è che il prologo della saga: solo dopo avere seguito le peripezie di questi personaggi l'autore ci porta a Kapilavastu, dove la regina sta per dare alla luce un bambino: un bambino, che a giudicare dai presagi, sarà una creatura davvero speciale...
Come si intuisce, Budda è tutto fuorchè un'opera didascalica o, in qualche modo, "di propaganda" sul buddismo.
Il che può risultare fuorviante per il lettore occidentale che, incuriosito dal tam-tam dei media sull'argomento, cerchi di accostarsi all'opera di Tezuka per essere in qualche modo "informato".
Tezuka ha definito il suo Budda addirittura "un'opera di fantascienza come Astroboy": un understatement forse ingeneroso nei confronti del proprio lavoro, ma significativo dell'atteggiamento rigoroso dell'autore.

Budda è una grande sinfonia che Tezuka esegue come un polistrumentista.
Se sfogliate uno dei volumi in libreria, non fatevi ingannare dal tratto semplice, "infantile" del disegno, né dai nume

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