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  02/12/2005
Yuri / Asa Nisi Masa
Articolo di Roberto Donati

Non sarò obiettivo, non potrò esserlo, nell’analisi di un gioiello assoluto quale Yuri / Asa Nisi Masa di Igort è.
Amo tutto ciò che Igort ha fatto, tutto ciò che di lui ho potuto leggere grazie alla “sua” Coconino Press: se l’accoppiata Sinatra / 5 è il numero perfetto rivoluzionava la grammatica del fumetto di genere noir e la innalzava a vertici probabilmente ineguagliabili di alta letteratura + alto cinema, il volume dedicato a una parte delle avventure di Yuri porta il concetto di ‘manga’ a latitudini finalmente (e concretamente: Igort non è certo giapponese, anche se vanta già molte pubblicazioni presso celebri case nipponiche) universali.

Come avvisa il retro del volume, sobrio e a grande formato (nonché strabiliante fin dall’immagine di copertina), la genesi di Yuri va fatta risalire al preciso intento sperimentale di creare il primo fumetto giapponese realizzato appunto da un autore non giapponese. Questo nel 1994, con un’équipe d’avanguardia costituita da Igort, Yasumitsu Tsutsumi e Midori Yamane: l’esperimento, come nei sogni, ebbe successo e il personaggio divenne protagonista di un’intera saga, della quale il volume Coconino presenta dunque alcune storie.

Dedicando il lavoro a Winsor McCay (il creatore dell’intramontabile Little Nemo) e a Jules Verne, Igort si inventa una fiaba siderale –il bambinetto Yuri, novello Pinocchio accompagnato dal robottino Uba e dal computer di bordo Bozo, vaga nello spazio alla ricerca della madre e fa incontri di ogni genere– andando a pescare in un immaginario letterario popolare da una parte (leggende spaziali, filastrocche marine) e in un immaginario visivo d’antan dall’altra (l’estetica naïf e neo-liberty è debitore, per dirne due, tanto dei comics dei primordi –e McCay non a caso ritorna- quanto delle avventure spaziali puerili ma sentite dei B-movie anni ’50).

In un susseguirsi di tavole e vignette ora grandi ora incastonate una accanto all’altra con prezioso gusto da origami, Igort “pastella” e dipinge la storia struggente di una giovane solitudine bisognosa di affetto e di calore, qualità che con sberleffo surreale potranno arrivare anche (soltanto?) dalle creature più insospettabili (Maccaronilla, il mostro degli abissi del primo episodio o, ancora, i fiori telepati).

Quando sbriglia la fantasia (il “documentario” fumettisticamente statico dell’astronave vista in sezione –quasi una profezia del succoso dragamine Belafonte di stevezissouiana memoria-, le avvolgenti splash page), Igort è irresistibile; quando, invece, restringe il campo per concentrarsi sui sentimenti interiori (il dialogo sfuggente con la madre riflessa sulle acque del lago) ha mano ferma e cuore saldo.

Cromatismi sentimentali e cura del dettaglio, dunque, fedeltà a una poetica infantile tutta personale e stupefacente capacità di variare i registri più disparati: con Igort siamo ai massimi livelli del fumetto italiano e mondiale, e non stupiscono di certi i premi vinti da questo, e dagli altri suoi in generale, volume.

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