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  02/12/2005
Paul ha un lavoro estivo
Articolo di Roberto Donati

Un’estate di Paul, adolescente inquieto ma non troppo di Montréal, nel Québec francese: il desiderio di indipendenza si traduce nella necessità di staccarsi dalla famiglia e, quindi, prima nell’autonomia economica –assicurabile tramite un lavoro occasionale– e poi, più a misura dei suoi sogni e dei suoi pochi anni di esperienza, in un campeggio estivo in riva al lago, fra ragazzi da “animare” e primi palpiti sentimentali.

Graphic novel di impianto para-autobiografico e dal timbro minimalista deliziosamente intinto in dolciamare nostalgie, il volume del canadese Rabagliati si presenta come un vero e proprio romanzo di formazione in immagini e balloon.
Come il conterraneo Seth (pubblicato in Italia sempre dalla Coconino), col quale condivide un tratto in bianco e nero spoglio e stilizzato ma non esangue e una particolare attenzione per il minuto, Rabagliati utilizza la narrazione biografica, pseudo-diaristica, per riflettere sulla quotidianità e la caducità delle esperienze, per questo ancora più importanti ogni volta che accadono: l’inizio in medias res favorisce la naturale introduzione del lettore nei sentimenti dei personaggi e delle vicende raccontate; in tal modo, il dipanarsi degli eventi –ora minimi ora ridicoli ora semiseri (ma sempre ingigantiti dall’elemento postumo della memoria)– scorre come l’esistenza stessa, in una ricerca di realismo che, fortunatamente, non ricorre alla freddezza sistematica dei toni e non rinuncia agli sbalzi umorali dettati da un autore che, come tutti, ha vissuto realmente, e ricorda, certi sommovimenti dell’animo.

La chiusa finale, invece, permette all’autore la riflessione posteriore, ‘adulta’, su un’età difficile e complessa ma da guardare con dolcezza, malinconia e, cosa non da poco, serenità: così come, sembrerebbe suggerire Rabagliati, il futuro, da accettare così come viene, senza piagnistei né vittimismi.
Certo, il soffuso ottimismo di Rabagliati si colora anche di toni più amari e disperati sui temi della solitudine e dell’inadeguatezza nei confronti dell’incerto che ci circonda ma, ammantato di una spensierata ironia (si vedano tutte le evoluzioni dei rapporti con i ragazzi da “educare”; e chi li educa, cosa da tenere in mente, è un ragazzo sballottato dai casi della vita, o perlomeno della mente, al pari loro), mantiene sempre il suo senso ultimo e la sua ragione di esistere.

Le dinamiche dei tormenti amorosi sono descritte con un calore e una partecipazione vividi e contagiosi, così come il senso di amicizia e il cameratismo ora virile ora muliebre, tratteggiati con pudico rispetto e dedizione alle psicologie interiori.
Ci si perde, e dunque ci si ritrova, nell’abisso della memoria orchestrato con bella intuizione per la vertigine emotiva da Rabagliati; lo stile asciutto ed essenziale, capace di giostrare abilmente tanto i silenzi quanto le tavole logorroiche, penetra a fondo nei personaggi, mentre la composizione grafica rigorosa, sia pure libera da ogni vincolo schematico, è da prendere come sintomo di schiettezza e volontà di essere sempre e comunque lucido e razionale nella sua mediazione artistica di memorie e ricordi più o meno personali.
Per fortuna, tuttavia, Rabagliati da lasciarsi andare alle proprie (e altrui) emozioni, e non si chiude nella prigione dell’intellettualismo sterile e feroce.

Molto bella, nella sua semplicità, l’edizione della Coconino Press, pratica nella lettura e intensa nella presentazione grafica, con il nero della china di Rabagliati a emergere da uno sfondo blu opaco,

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