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  21/03/2007
Tre inviti alla lettura
Articolo di Alex Tirana

Il fumetto è un mezzo per raccontare storie, punto. Eppure alla voce fumetto, il mio Devoto Oli Compatto scrive così:

fumetto (fu-mét-to) s.m.
1. EDITORIA Nuvoletta di fumo disegnata in cui sono racchiuse le parole, che in tal modo sembrano uscire di bocca, pronunciata da personaggi di racconti o romanzi illustrati (…)
3. genere grafico o letterario che si basa su questa tecnica: fumetto di avventura,di fantascienza.

Secondo il dizionario in questione quindi, il fumetto in primis è la nuvoletta che racchiude le parole o il pensiero di un personaggio disegnato.
Tanto per la cronaca, noi fumettofagi le nuvolette le chiamiamo ballon. Ma andiamo avanti.

La definizione “genere letterario” poi, mi lascia perplesso, la trovo un po’ ambigua. Se il fumetto è un genere, vorrei tanto sapere se mutuato dalla letteratura o dalla grafica.
Data la mia puzza sotto il naso mi sentirei molto orgoglioso se i nostri autori preferiti fossero paragonati a grandi scrittori, ma un po’ meno ai grandi grafici, e non chiedetemi la ragione. Ma andiamo avanti. Credo che il fumetto sia proprio un’altra cosa, non un genere quindi, ma proprio un altro pianeta.
Il fumetto è infinito, proprio come lo sono la televisione (…eh si!), la letteratura, il cinema, le arti, lo sport… Il fumetto è infinito perché la fantasia e la creatività umana sono senza fine, è un demone che divora gli autori senza soluzione di continuità.
L’immortalità degli uomini è data dalle loro opere: Dante Alighieri è morto e sepolto da tanti di quei secoli che si fa fatica a immaginare sia mai stato vivo, eppure chi ha il coraggio di dire che non è un immortale. E la sua immortalità (relativa) è data dalla sua Opera appunto. Ma andiamo avanti.

Ovviamente come in tutti i campi (di battaglia?), per ogni vincitore ci sono migliaia di vinti, forse milioni, nel caso di Dante miliardi. Uno su mille ce la fa, cantava l’ottuagenario bravo ragazzo di Monghidoro, e ne aveva ben donde. Lasciatemelo dire, in mezzo a migliaia di fumetti inutili - perché ci sono anche quelli - ci sono autori immortali, non possiamo nasconderlo.
Il fumetto, anche se un po’ bistrattato dalle elite culturali di casa nostra (l’intellighenzia de no’ artri), non è che una forma di comunicazione/arte, ibrida fino al midollo, con una base fondamentalmente popolare, ma capace di elevarsi e trascendere, di mirare all’immortalità. Eppure il mio “devoto” Oli Compatto non la pensa come me.
Ssapete alla voce fumettistico cosa scrive? La definizione di fumettistico nel mio Devoto Oli Compatto è questa:

fumettistico (fu-met-tì-sti-co)
1.  relativo ai fumetti, l’industria del fumetto (…)
2. caratterizzato da superficialità, da banalità, dalla ricerca di facili effetti (…)
         
Fumettone è un termine per niente lusinghiero nell’intento, che serve a descrivere opere di altri “campi” - tipo cinema o letteratura - che sfruttano personaggi o situazioni stereotipati/e.
Questo sul Devoto Oli Compatto non c’è, l’ho aggiunto io. Ma andiamo avanti.

Sostanzialmente credo che il fumetto non gode di così buona fama non per colpa della sua radice popolare, ma

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